La storia d'Italia analizzata da Judith

Considero l’Italia il laboratorio del mondo o, al limite, del mondo occidentale. Da sempre ha costituito la fucina di buona parte delle correnti culturali e dei sistemi politici che hanno caratterizzato il mondo.

Per certi aspetti trovo la storia d’Italia molto simile a quella degli Stati Uniti d’America. Quando la cultura greca era al suo massimo splendore, navi colme di mercanti e gente comune attraversarono il Mar Meditrerraneo per fondare colonie nell’Italia meridionale, soprattutto in Sicilia, Calabria e Puglia.

L’Italia fu la terra del sogno per migliaia di greci, fu l’essenza stessa della Magna Grecia, fu come l’America del nord per le donne e gli uomini che nel XVI e XVII secolo lasciarono un’Europa assolutistica dilaniata dalle guerre di religione: l’Italia fu il Far West della cultura greca.

Con la fondazione e l’espansione di Roma, l’Italia dimostrò di essere non soltanto una terra fertile in grado di far fiorire civiltà straniere, ma una terra capace di selezionare idee, modi di vita e istituzioni per dare vita a una propria civiltà i cui segni – affatto deboli – si riscontrano ancora oggi nella vita di miliardi di persone.

Non credo che la civiltà romana abbia regalato all’Italia uno dei periodi piú straordinari della sua storia. Credo il contrario, che sia stata l’Italia ad aver fatto questo regalo, e che esso sia stato possibile grazie alla selfconfidence degli italiani di allora, alla straordinaria praticità nella costruzione di infrastrutture fisiche, linguistiche, istituzionali e giuridiche utili e adattabili ai posteri.

Con il crollo dell’Impero Romano l’Italia cadde nell’incubo delle invasioni barbariche e nella realtà oscura dettata dalla paura e dalle rovine. Dopo il tentativo fallito di restaurazione operato dall’Imperatore Bizantino Giustiniano, nacque il mito della rinascita dell’Italia, di un’Italia di nuovo al centro del mondo, ancora una volta padrona del suo destino, capace di capire ed essere capita.

Quel sogno tardò ad arrivare. Per secoli la pensiola Italiana fu campo di battaglia e bottino di eserciti stranieri. Tutto questo mentre la Sicilia, la più grande isola del Mar Mediterraneo e terra culturalmente e socialmente più vicina al passato greco, fioriva diventando araba, parlando arabo e celebrando la multireligiosità e la convinenza tra cristiani, musulmani ed ebrei.

È come se l’Italia avesse accettato il fardello delle sperimentazioni dal destino che regge il mondo. Tantè che continuerà per quattro volte a sperimentare fenomi culturali e politici sulla propria pelle prima di regalarli al mondo.

È successo con il Rinascimento, con le rivoluzioni in campo artistico (i grandi pittori, gli architetti, gli scultori, gli inventori), economico (lo sviluppo dei Comuni), scientifico (Galilei) e politico (Machiavelli) che hanno reso nuovamente autorevole l’Italia.

Poi con il Risorgimento, straordinaria spinta all’Unità del popolo italiano per ritrovare la praticità di un tempo e la capacità di essere padroni di se stessi e rappresentanti di una chiara idea di società in tutto il mondo.

L’Italia si è offerta alla sperimentazione anche nel Secolo Breve, senza preoccuparsi molto della brutalità e volgarità del Novecento. Lo ha fatto dando vita a due fenomeni negativi sviluppatesi alla fine e all’inizio del secolo.

Da una parte il fascismo, sistema istituzionale e politico autoritario e totalizzante che ha fatto tristemente scuola in Europa e nel mondo; dall’altra il berlusconismo, un regime populistico e mediatico frutto dell’associazione contorta tra potere politico e potere mediatico, oggi in crisi in Italia ma alla ribalta in molti paesi al mondo.

Sono due esempi negativi, è vero, ma fenomeni accaduti prima in Italia e poi imitati da altri in contesti diversi. Sono certa che ancora una volta l’Italia troverà la chiave di volta per essere padrona del proprio destino, torvare l’antidoto alle due ultime creazione e tornare a essere punto di riferimento.