Chi è Judith Berman?

Sono nata nella città di Newport, nell’isola di Rhode Island, tra le grandi metropoli di Boston e New York City, nella costa orientale degli Stati Uniti. Venuta al mondo il 19 Settembre 1980, mentre l’uragano Barbara spazzava via la casa dei miei genitori e l’America continuava a vivere il confronto con l’Unione Sovietica.

Ho vissuto tra la nuova casa dei miei genitori e quella dei miei nonni materni, un’anziana coppia di italiani abituata non solo a tenersi sempre per mano, ma a parlare italiano, leggere libri italiani e frequentare altri italo-americani.

Profondamente legata ai miei nonni, ebbi la fortuna di accompagnarli in una delle loro ultime visite in Italia. Era il 1999, e a diciotto anni lasciavo l’America e mettevo piede in Italia per la prima volta in vita mia. Quel paese che tante volte mi avevano descritto, mi abbracciò immediatamente ed io ricambiai con altrettanta passione. Quel viaggio, sono certa, lasciò a entrambi, a me e all'Italia, un profondo segno.

L’anno i miei nonni morirono uno a uno. Il primo ad andarsene fu mio nonno, di cancro. Mia nonna morì di solitudine quattro mesi dopo suo marito. La loro mancanza mi spinse a perfezionare il mio italiano e rafforzare la conoscenza della mia seconda identità, quella italiana.

Nel 2001 ricevetti una borsa di studio dal Ministeri degli Esteri Italiano e mi iscrissi alla New York University per studiare Lingua e Letteratura Italiana. Qualche mese dopo fu l’11 Settembre. Per quanto sconvolgente e drammatico, quel giorno mi aiutò a comprendere che non dovevo abbracciare la mia identità italiana e abbandonare quella americana: dovevo abbracciare, comprendere e amare entrambe.

Terminati gli studi, nel 2004 mi trasferii in Italia da cittadina italiana. Andai a vivere a Roma, tra gli splendori del passato e la fatalità del presente.

Nel 2005 mi iscrissi al Master in Relazioni Internazionali offerto dalla St. John's University di Roma. Studiai senza borsa di studio, e anche se mi porto ancora dietro i debiti, fu il più importante investimento della mia vita. Studiando in quelle eleganti aule e conoscendo giorno dopo giorno, personalità del mondo politico e culturale di tutto rispetto, capii che dovevo fare la giornalista.

Iniziai a fare qualche corrispondenza per il Rhode Island Review, ma ben presto iniziai a conoscere giornalisti italiani che mi spinsero a proporre qualche collaborazione con i giornali di lingua italiana. Superato il primo imbarazzo dovuto alla lingua, iniziai a collaborare con riviste specializzate in turismo, cucina, natura e casinò, per approdare ai grandi magazine e quotidiani con cui ancora adesso collaboro.